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L'ANIMA DANZANTE

Ballare mi è sempre piaciuto tantissimo. Ricordo che fin dai tempi della scuola mi distinguevo in quelle feste dove a farla da padroni erano ancora balli come lo shake e la mai tanto rimpianta mattonella. All’epoca mio fratello faceva il deejay e mi portava sempre nei locali dove lavorava e dove faceva impazzire i giovani di quella generazione al ritmo delle canzoni di celebri cantanti come James Brown, Joe Tex, Stevie Wonder, Aretha Franklin e Joe Cocker.
Ho cominciato a suonare quando avevo 14 anni. Ho esordito come bassista di un gruppo rock, poi col tempo, sono passato al mio grande amore: il pianoforte.
Finiti gli studi, con una laurea in Lettere nel cassetto, ho cominciato a suonare in giro per il mondo, facendo delle esperienze incredibili, venendo a contatto con i personaggi più curiosi e le culture più affascinanti.

 Nell’estate del 1987 suonavo a Capri all' hotel Quisisana. Fu proprio lì che conobbi una bella cinesina che non solo mi invitò nella sua dimora di New York ma che addirittura mi trovò un lavoro come pianista in un famoso ristorante italiano di Manhattan: La Camelia.
La storia d’amore con la cinesina, purtroppo finì presto, perché mentre a Capri era piena di vita e sempre in vena di romanticismo, nella sua dimora newyorkese era al contrario piuttosto stressata e quasi mai in vena di sortite notturne. Io invece mi sentivo nella capitale del mondo, fremevo  dalla voglia di scoprirla e di impadronirmi di tutti i suoi segreti.




2004 - Congresso Puerto Rico


2001 - con Barbara


2004 - in televisione a Puerto Rico


1997 - con Adelaida Rodriguez


Abbandonai così la mia bella cinesina e mi trasferii in un appartamento tutto mio. Suonavo in pratica tutte le sere fino all’una di notte ma, una volta finito di allietare la mia clientela, me ne andavo alla scoperta della New York by night. Durante una delle mie scorribande notturne mi ritrovo nel mitico Copacabana (celebrato anche da una nota canzone di Barry Manilow), locale preferito della comunità latina di New York.
É il classico colpo di fulmine: rimango incantato da quell’atmosfera eccitante, dal calore della gente, dalla musica travolgente, una musica che non avevo mai ascoltato prima in vita mia.
Quest'esperienza mi spinge, a visitare Puerto Rico, dove quel colpo di fulmine si trasforma in amore dirompente. Rimango affascinato dal profumo inebriante che si respira nell'isola, sedotto dalle coinvolgenti melodie di quella musica meravigliosa che tutti chiamavano, chissà perché: “SALSA”.
Da lì a poco comincio a lavorare sulle navi da crociera che solcavano i mari dei Carabi. Un'esperienza meravigliosa che mi porta a conoscere più da vicino la musica, gli usi e costumi della gente del Caribe.
Tornato in Italia, accetto di lavorare come direttore artistico in una discoteca di Formia, una piccola città sul litorale laziale. Alla ricerca di nuove atmosfere e di nuovi spettacoli da offrire alla mia clientela, contatto i gestori del Charango (uno dei primi locali tropicali della capitale) con i quali organizzo un piccolo Festival Latino-Americano. Da loro vengo a sapere che all'interno del Charango esiste una scuola di salsa. Così comincio a prendere lezioni da Trudy Iglesias, una venezuelana con un grande sabor che mi apre le porte al mondo del ballo.
Gli inizi sono  promettenti e dopo qualche mese di studio ho già la sensazione di essere diventato un bravo ballerino. Nel frattempo comincio a frequentare i primi locali latini  come il Charango, il Mambo, il Caruso e l' Alpheus. Ogni giorno imparo qualcosa di nuovo, chiedo consiglio ai  ballerini più esperti, faccio amicizia con i tanti latini presenti nella capitale, osservo attentamente le loro evoluzioni, cerco di rubare i loro segreti, soprattutto faccio pratica, tanta pratica.
 Alla fine dell'estate del 1992 decido finalmente di andare a visitare la mitica Cuba. Arrivo nella patria della rumba con la convinzione di dimostrare alle belle cubane la mia abilità nel ballo. Purtroppo la delusione è grande perché tutte le ragazze che invito a ballare, dopo neanche un minuto, mi lasciano da solo, ahimé, in mezzo alla pista a meditare sulla mia presunzione. Inutilmente cercavo di farmi spiegare cosa c'era che non funzionasse. Niente! Nessuno sapeva dirmi dove sbagliavo. Mi dicevano solo che io ballavo in maniera differente.
 Sulla strada del ritorno faccio una breve sosta a Puerto Rico, ma anche lì il mio rapporto con le ballerine locali non é dei migliori, così ritorno in Italia sempre più innamorato della salsa ma con le idee molto confuse per quanto riguarda il ballo.
Quello stesso anno lascio Formia per trasferirmi definitivamente a Roma, dove comincio a scrivere su "WEB", una coraggiosa rivista musicale dedicata al mondo delle discoteche. Girando per i locali conosco altri bravi insegnanti, comincio così a studiare anche con il  venezuelano Jaime Otalaora e con il colombiano Alvaro Hugo, cantante del gruppo Chirimia.
A primavera ritorno a Cuba, dove nonostante i miei progressi, non riesco ancora a legare con le bellissime cubane. Al mio ritorno in Italia, deciso così di partecipare, presso la scuola Timba, ad un interessantissimo seminario sul folclore cubano tenuto da Graciela Chao Carbonero, direttrice dell'Istituto Superiore d'Arte dell' Habana.
 Insieme a lei arriva anche Lazaro Martin Diaz, un giovane cubano che mette in mostra una salsa completamente diversa, fatta di virtuosismi, acrobazie, slanci atletici che ci lasciano completamente a bocca aperta. Partecipo ad un suo stage e comincio a rendermi conto delle differenze stilistiche fra lo stile venezuelano e quello cubano.
Durante l'estate vado in Venezuela e in Colombia. La delusione è però grande quando scopro che in queste nazioni si balla solo ed esclusivamente salsa erotica. Si rimane tutto il tempo avvinghiati su una mattonella, senza mai un giro, senza nemmeno un'apertura. Visito  Caracas, Bogotà, Cartagena e anche la famosissima Cali, capitale colombiana della salsa. Qui frequento l'accademia di Hector Castillo, ma mi rendo conto che non bastano poche lezioni per impadronirsi dello stile calegno, uno stile particolarissimo, caratterizzato da un movimento di bacino a metà strada tra il merengue e la salsa (il cañandonga).
Al ritorno in Italia continuo così ad approfondire lo stile cubano sotto la guida di Lazaro Martin Diaz.

L'estate successiva (1994) la trascorro a Puerto Rico, dove ho intenzione di realizzare un vecchio sogno: scrivere un libro sulla storia della salsa. Un sogno che covavo da tempo, che da una parte voleva soddisfare le mie aspirazioni letterarie, dall' altra diffondere anche una cultura della salsa che non fosse legata esclusivamente al ballo. Arrivato nella “isla del incanto”, comincio a frequentare tutti i locali salseri, convinto di avere finalmente vita facile con le bellezze del luogo.
Pensavo: "Ormai con il ballo non ho più problemi, si tratta magari solo di imparare qualche nuova figura ed il gioco è fatto". Anche stavolta mi sbaglio clamorosamente!
 Nel frattempo mi raggiunge a Puerto Rico una mia ex fiamma, Emanuela, che all’epoca era la mia partner di ballo. Ricordo ancora la nostra frustrazione nell’andare nei locali di salsa e sentirsi come due pesci fuor d’acqua. Eravamo gli unici che ballavamo cubano e anche se qualcuno apprezzava il nostro stile e ci faceva persino i complimenti, noi ci sentivamo davvero a disagio.
A dire il vero quando oggi sento molti amanti della salsa cubana criticare la salsa portoricana la cosa non mi meraviglia affatto. Infatti sia a me che ad Emanuela all' inizio la salsa portoricana non piaceva affatto ed eravamo i primi a criticarla ferocemente, probabilmente per la sola ragione che non eravamo capaci di ballarla. Mi ricordo ancora le furiose litigate con Aura, la ragazza portoricana con la quale all’epoca ero fidanzato. Ore ed ore a cercare di convincerla che la salsa cubana era decisamente più bella e sabrosa ma, ahimé, non c’era niente da fare per riuscire a farle cambiare idea.
Dopo l’iniziale scetticismo, devo però ammettere che alla fine fui io a cambiare  idea!!!
 Proprio nelle vicinanze dell’albergo dove alloggiavo si trovava l'Accademia Arthur Murray, diretta dal maestro Tato Conrad, dove trovo un'organizzazione curata nei minimi particolari, niente a che  vedere con l'atmosfera improvvisata delle nostre palestre. In realtà però mi ritrovo a imparare figure nuove, ma né Tato né le sue assistenti (fra cui la scomparsa Walenska Ramirez) mi sanno spiegare  le caratteristiche peculiari o le reali differenze fra il casino cubano e la salsa portoricana, così quando entro in pista faccio difficoltà a inserire le figure che apprendo nel mio modo di ballare.
 Proprio una delle assistenti di Tato Conrad, mi parla di Papito Jala Jala, considerato il più grande coreografo dell'isola. Telefono così alla sua accademia e con mia grande sorpresa la sera stessa ho il piacere di conoscerlo. É lui in persona che mi passa a prendere in albergo per portarmi al Coabey, uno dei storici locali salseri di San Juan. Vi lascio però immaginare la mia sorpresa quando al posto di un ballerino aitante col fisico d’atleta mi vedo presentare un personaggio che non rispondeva sicuramente ai canonici classici del ballerino. Il suo modo di ballare era poi davvero differente rispetto a quello che avevo visto fino allora. Un modo che sconvolgeva tutte le idee che fino allora mi ero fatto sulla salsa. Nonostante la perplessità iniziale decido però di iscrivermi alla sua accademia.
Mentre il metodo di Tato si basava sull' insegnamento di figure più o meno complicate, con Papito si lavorava soprattutto sulla tecnica individuale, sull'impostazione stilistica, attraverso lo studio di una sequenza di passi che sinceramente, all' inizio, non sapevo dove ci avrebbe portato (devo persino ammettere che alla prima lezione non ero riuscito nemmeno a beccare un passo!)

 

 


2005 - con Sabrina

 


2004 - con l'orchestra di Tommy Olivencia

Ero venuto a Puerto Rico con la speranza di imparare dei giri straordinari ed invece eccomi lì a lavorare sui fondamentali, sul passo base, in pratica a ricominciare da zero...
 Tornato in Italia tutti si rendono conto però di come il mio modo di ballare sia cambiato. Non tutti apprezzano la novità, le critiche si sprecano, così come gli attacchi personali, ma attorno a questo mio nuovo modo di ballare scopro anche tanta curiosità ed interesse. Pressato dalle richieste di amici e conoscenti, decido così di aprire quello che sarà in assoluto il primo corso italiano di "salsa portoricana".
 Nell'ottobre del 1994 fondo così l'Accademia della Salsa, dando vita ufficialmente alla mia carriera di insegnante. Nel febbraio del 1995 esce finalmente il mio libro sulla storia della salsa. Si intitola "Salsa, il Tropico dell'Anima". Vengo invitato anche ad alcune trasmissioni televisive. Partecipo così a Uno Mattina (Rai uno), Gelato al limone (Rai uno), Mio Capitano (Rai due), Italia in Diretta (Rai due), Italia Sera (Rai due).
Nel frattempo fondo un piccolo giornale, che battezzo "Salsa, oltre le mode...la voce del popolo latino".
 Assetato di novità nell'estate del '95 vado a stare per un mese a New York per seguire le lezioni di Eddie Torres, celebre per le sue collaborazioni con Tito Puente. Nella sua scuola non trovo la stessa  situazione familiare delle accademie di Puerto Rico, ma basicamente lo stesso tipo di lavoro, incentrato soprattutto sullo sviluppo della tecnica individuale. Il problema è che Eddie ha una tecnica completamente diversa da quella di Papito. Persino il suo passo base è diverso, come diverso è il suo modo di entrare nella musica. La tecnica di Eddie Torres però non mi convince del tutto e, pur continuando a seguire le sue lezioni, decido di frequentare altre scuole. Visito così il Manhattan Dance Studio, il Sandra Cameron Center, lo Stepping Out, il Dance Sport e vedo all'opera altri insegnanti famosi come Angel Rodriguez, Jimmy Anthon, Freddy Rios, Stacey Lopez e Mario Diaz.
 Ad Agosto sono di nuovo a Puerto Rico dove riprendo a studiare sotto la guida di Papito Jala Jala e dei suoi fantastici assistenti Tito Ortos, Tania Santiago, Jorge Santana e Vivian Ayala, che mi aprono le porte anche al mondo della coreografia.
 Tornato in Italia fondo così il mio primo corpo di ballo che in omaggio al grande coreografo portoricano e ai suoi magnifici ballerini battezzo "Jala Jala Italian dancers". Nel febbraio del 1996 partecipiamo anche al primo raduno nazionale di salsa, organizzato allo Stellarium di Roma, dove otteniamo un insperato successo. Un successo che servirà da stimolo per molti insegnanti e ballerini italiani che si ritroveranno in futuro a seguire le nostre orme.
 Nell'aprile del 1996 organizzo un grande evento: la tournée italiana di Papito Jala Jala e dei suoi Jala Jala dancers. Per due settimane giriamo l'Italia riscuotendo dappertutto un grande successo. Gli italiani rimangono estasiati dallo stile, dalla bravura di questi ballerini, che evidenziano come la salsa sia soprattutto sabor e armonia dei movimenti. Teniamo anche diversi stage che vedono una buona partecipazione di pubblico e non a caso, molti italiani, spinti dalla molla della curiosità cominciano a visitare Puerto Rico.

Nella primavera del 1997 arrivano in Italia, su mio invito, Angel e Adelaida Rodriguez, due dei più bravi ballerini di New York. La loro é una salsa molto dinamica, molto figurata che mette in mostra soprattutto il virtuosismo e la sensualità di Adelaida. L’avevo vista nel video “La Combinacion Perfecta” ed ero rimasto colpito dalla sua bravura. Mi ero sempre detto “Cosa pagherei per poter un giorno ballare con lei!” Questo sogno ora si avverava. Quella stessa estate ritorno a New York e poi nuovamente a Puerto Rico. Quell’ennesimo viaggio mi spinge a realizzare: “La salsa portoricana. Metodo didattico-storico per l’insegnamento dello stile portoricano”. Un metodo che si propone di spiegare le varie anime della salsa, affrontando le linee essenziali per il suo insegnamento.
Gli  anni successivi sono tutti una serie di spettacoli, di corsi, di stage, di seminari, conferenze in giro per l’italia ma anche di viaggi, di studi, di ricerche che mi riportano nuovamente a Cuba, a New York, a Santo Domingo e per l’ennesima volta a Puerto Rico.
Qui continuo a studiare con Felipe Polanco, ex primo ballerino degli Jala Jala dancers che mi apre le porte al ballo in clave. Sempre a Puerto Rico partecipo con successo al primo Congresso Mondiale della Salsa che si tiene nell’agosto del 1997. Nel 1998, dopo una pausa durata qualche anno, riprendo nuovamente a collaborare con Papito Jala Jala. É l’inizio di una rinnovata amicizia che vedrà da allora il grande maestro portoricano soggiornare per diversi mesi l’anno in Italia. Stavolta a fargli da assistente durante i suoi seminari e accompagnarlo durante le sue esibizioni sarò proprio io insieme ai miei “Puertorican style dancers”.
Finalmente nell'anno 2000 realizzo uno dei grandi sogni della mia vita: quello di ballare con gli “Jala Jala Dancers”. Il mio debutto avviene durante la festa patronale di Loiza, davanti a migliaia di persone.
Sono il primo italiano a ballare a Puerto Rico con un gruppo interamente portoricano. É per me il raggiungimento di una meta!...
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